Roberto Leydi
Roberto Leydi nato a Ivrea il 21 febbraio 1928, è vissuto a Milano fin dal 1939 dove è morto il 15 febbraio 2003.
Così racconta la sua vita in una testimonianza orale registrata da Gualtiero Bertelli a Bologna il 17 maggio 1995: "La mia vera vocazione era per le scienze naturali e avrei voluto occuparmi di quello. In quegli anni invece i ragazzi davano retta alla famiglia, senza ribellarsi troppo. Mi hanno convinto a fare medicina, ho fatto un anno di medicina, ma non mi sono mai laureato e nel dopoguerra ho incominciato ad interessarmi di musica, anche se in casa non c'era una specifica vocazione. Ho studiato un po' in modo incompleto e poi ho cominciato ad occuparmi di musica contemporanea attraverso i concerti.(...) Un giorno girando per Bologna ho visto un negozietto di musica, che c'è ancora, che aveva in vetrina un libro mezzo giallo e mezzo nero che era "Cent'anni di musica moderna" di Massimo Mila. Ero attratto, sai di libri in quel periodo non ce n'erano tanti, e sono entrato per comprarlo. Vicino al banco c'era un signore che mi chiese:" Tu ti occupi di musica?" "Sì" risposi. "Vieni a trovarmi" mi ha detto, ed era Nando Ballo, della 'Rosa e Ballo' casa editrice che aveva stampato quel libro (....)" e così incomincia il percorso musicale di Roberto Leydi, percorso che l'ha portato a incontrare molti generi di musica, da quella contemporanea, che fu il suo primo interesse, al Jazz,alla musica popolare prima americana e poi italiana e, infine allo studio dell'etnomusicologia.
Entrato fin dal dopoguerra nel Partito Socialista Italiano (" I miei riferimenti politici erano Basso, Lombardi, Guido Mazzali " ricorda Leydi) per un anno, nel 1947, fece il critico musicale dell'Unità, collaborando con Rubens Tedeschi, per poi passare all'Avanti!, quotidiano socialista.
L'attrazione che sentiva per l'America non ufficiale, quella dei negri, dei boscaioli e dei cow boys, che arrivava attraverso il jazz o la musica popolare, lo portò a trovare i primi dischi e ad occuparsi in maniera sempre più profonda della musica popolare americana ed in particolare dei canti di protesta.
Da questa esperienza Leydi passò alla ricerca ed allo studio della cultura popolare italiana, raccogliendo quei materiali che costituiranno la base per la realizzazione del primo volume dei "Canti sociali italiani" e dei "Canti della Resistenza italiana".
Nel 1954 con Berio e Maderna realizza per la RAI il primo lavoro di musica concreta ed elettronica italiana: "Ritratto di città", qualche mese prima della nascita dello studio di fonologia, e successivamente, per il "Teatro delle novità" di Bergamo, ancora con la musica di Berio, scrive il testo di "Tre modi per sopportare la vita".
Lavora per qualche anno alla casa editrice Suvini -Zerboni, fino a quando viene inserito nella commissione di esperti che preparava le domande per "Lascia o raddoppia", il primo programma di quiz a premi della TV italiana condotto da un giovanissimo Mike Bongiorno, programma che ebbe un indice di gradimento assolutamente eccezionale per quei tempi.
Dopo questa esperienza, che terminò con la fine del programma, entrò nella redazione della rivista "L'Europeo", dove, prima come redattore e poi come collaboratore, continuò a lavorare sino all'inizio degli anni settanta.
La buona autonomia che gli permetteva questo lavoro lo metteva in condizione di dedicarsi alla ricerca "...sì, la prima registrazione ce l'ho ancora. Era una domestica che veniva a casa e che cantava "Quel del pugnal d'argento", il Ferruccio, una versione moderna della ballata diffusissima "la moglie uccisa"...), al Nuovo Canzoniere Italiano, che intanto stava estendendosi, e, successivamente, allo sviluppo dell'Almanacco Popolare, il gruppo che formò dopo il '66, e a diverse collaborazioni teatrali, in particolare con il Piccolo Teatro di Milano.
Leydi è un operatore di cultura che ha seguito "diverse piste" e quindi è difficile tracciarle tutte, poichè si snodano contemporaneamente nel tempo.
" Ero ancora all'Europeo, nel 1971, quando mi telefona il prof. Marzullo che faceva parte del comitato che stava costituendo il DAMS e mi chiese se volevo venire. Venni a Bologna e inizialmente continuai a stare all'Europeo. Venivo due giorni alla settimana. Intanto mi chiesero di fare il direttore della "Civica scuola di arte drammatica" del Piccolo Teatro a Milano, e l'ho fatto per qualche anno, venendo a Bologna.
Poi sono rimasto a Bologna e dieci anni fa sono diventato ordinario".
Roberto Leydi ha insegnato Etnomusicologia presso il DAMS dell'Università di Lettere di Bologna fino alla sua morte.