CAMPOMARTE
storie e canti dalla città invisibile
di e con
Gualtiero Bertelli
e la partecipazione di
Maurizio Camardi: saxofoni e duduc
Paolo Favorido: pianoforte
Guido Rigatti: violoncello e contrabbasso
A Venezia le piazze si chiamano campi, perché un tempo vi cresceva l’erba. Campo Marte sta alla Giudecca, l’isola più grande e al contempo più vicina a Venezia, l’isola della Chiesa del Redentore e dell’Hotel Cipriani, oggi anche del Molino Stucky trasformato in Hotel Hilton a cinque stelle.
Ma la Giudecca, come molti luoghi di Venezia, nasconde tratti inediti al tourbillon invasivo dei turisti, un brulicare di voci, di vite, la memoria vivida di un passato recente da retrobottega di una città in vetrina.
Gualtiero Bertelli alla Giudecca, nel derelitto Campo Marte, ci è nato e la storia di quello che è stato definito il bronx di Venezia l’ha vissuta sulla propria pelle di bambino e di ragazzo: la povertà, le “case minime”, chiamate così solo perché “i ga vissuo par ani da bestie”, i giochi sull’acqua, la caccia alle “pantegane”, i racconti della solidarietà tra poveri ci restituiscono l’epica di una generazione che è sopravissuta agli stenti con ottimismo. Migliaia di persone, uomini e donne
e tanti bambini che hanno scavato nelle sofferenze della vita quotidiana per trasformare quel degrado in forza vitale, per dare dignità a quella parte della città tenuta ancor oggi invisibile.
Ai margini della “città degli angeli” si è sviluppato un forte senso di appartenenza tra poveri che ancora oggi ha vistose conseguenze.
Il cemento è stata la miseria e la solidarietà, il dolore ed il reciproco aiuto, l’emarginazione e la progressiva lotta per emergere, per esistere.
Ma c’è anche la testimonianza, tra parole e musica, della storia recente della città lagunare e i diversi tentativi di renderla simile a quelle di terraferma: dall’autostrada con biforcazione dietro alla Giudecca al sistema pneumatico di trasporto pubblico, dalla ferrovia che doveva proseguire sino a San Giorgio al sistema di ponti e botteghe che avrebbe dovuto attraversare il bacino di San Marco.
Il racconto di Bertelli è carico di umanità, ma anche di umorismo, perché la vita in Campo Marte era ricca di ottimismo, allegria, gioia di vivere, malgrado tutto. Le canzoni sono tra le più belle del suo repertorio e all’interno dello spettacolo riacquistano il senso dal quale hanno tratto vigore.
Il trio di musicisti che l’accompagna costituisce un ensemble cameristico che sottolinea puntualmente i passaggi delle liriche, esaltandone armonie e melodie.
Bertelli condivide la memoria di un’infanzia e di un tempo che coincide con la memoria del passato recente di Venezia e di un sacco di gente come lui. Di quanti Venezia l’hanno vissuta, amata e subita lontani dalle finte vetrerie, dai finti laboratori di mascherai e da alberghi a cinque stelle.
Un progetto: “Contar e cantar Venessia”
CAMPOMARTE è il primo capitolo di una storia che ha per titolo “ Contar e cantar Venessia” (Raccontare e cantare Venezia), che si dipanerà in tre o quattro capitoli. Bertelli canta Venezia, la sua storia, il suo presente, la sua gente da oltre quarant’anni, e le sue canzoni, assieme a quelle del repertorio popolare riemerse dall’oblio grazie anche alla sua ricerca, scavano a fondo sui sentimenti, le ragioni, i dolori, le lotte per vivere e talvolta sopravvivere in una città bellissima, unica e anche per ciò difficile.
Ora questa storia Gualtiero la vuole anche raccontare, in un modo semplice e diretto, con le parole di un linguaggio quotidiano che abbiamo imparato a conoscere durante i suoi concerti.
Racconti veri, a tutto tondo in cui le canzoni si incastrano per ribadire, aggiungere, colorare, emozionare.
“Istà (estate) i magici giorni di buon tempo” costituirà il secondo capitolo di questo racconto veneziano.
L’estate è il tempo del divertimento, ma prima ancora è l’uscita dall’inverno, dal freddo, dalla disoccupazione. Ti aspettano giornate piene di nuotate in laguna, lunghe vogate in barca, e forse lavoro, lavoro da sempre precario, ma lavoro.
Si danno da fare tutti in estate, piccoli e grandi.
Alla fine degli anni cinquanta arrivano i juke box, i jeans, i “foresti” sotto forma di turisti con dollari, franchi, sterline e marchi: i turisti, e i battelli che si riempiono, e le gondole piene, la piazza stracolma, le vetrerie che straripano; e poi i “foresti” sotto forma di giovani di ogni parte del mondo che arriva al nuovo Ostello della gioventù… avventure, più raccontate che vere, ma avventure.
Va raccontata da sola l’estate, perché vede i bambini diventati ragazzi mezzi nudi, vestiti a festa, gridare con i pugni alzati. Una storia tutta al sole, che comunque è speranza di un tempo migliore.
La terza parte racconterà di una Venezia che si svuota di persone e si riempie di idee. La Venezia dello sviluppo portuale e di Portomarghera, ma anche dei grandi appuntamenti artistici; del recupero di una cultura sommersa, quella della laguna fatta riemergere dal Canzoniere Popolare Veneto, ma anche quella delle grandi proposte culturali di Luigi Nono, Emilio Vedova. Una Venezia laboratorio politico e insieme città sempre più internazionale.
Sullo sfondo barche colme di masserizie lasciano i quartieri popolari.
La diaspora in terraferma potrebbe essere la quarta parte di questa storia che diverrà e si approfondirà nel corso degli incontri con chi vorrà incontrarla.