Portomarghera nei primi anni 60

Novembre 1964 è una data che difficilmente può essere dimenticata da chi ha vissuto lo sviluppo delle lotte operaie a Portomarghera.

I miei incontri con la fabbrica erano iniziati due anni prima quando, con il gruppo di studenti dell'Associazione Democratica Studenti Medi di Venezia partecipammo ai picchetti per gli scioperi dei rinnovi contrattuali della stagione '62/'63, due storici contratti che videro grandi rotture in seno ai sindacati confederali, più che mai schierati su fronti opposti. Fu il momento più difficile per la CGIL: da una parte era attaccata da una CISL decisamente schierata con le scelte della grande industria, dall'altra aveva a che fare con una nuova classe operaia, ben diversa da quella degli anni '50 cresciuta nella lotta antifascista.

Il "miracolo economico" aveva richiamato in fabbrica migliaia di contadini dalla campagne o di emigranti dal sud, tutta mano d'opera scarsamente sindacalizzata e condizionata dalla paura di perdere il posto di lavoro e con esso il relativo benessere appena raggiunto.

Noi studenti partecipavamo alle lotte recandoci tutte le mattine di sciopero ai cancelli della Sava, della Breda e poi del Petrolchimico, con i nostri cartelli ad esprimere solidarietà. Non si può dire che l'accoglienza delle migliaia di lavoratori che non aderivano allo sciopero fosse delle migliori: ci veniva rimproverato di essere "figli di papà", di non doverci guadagnare il pane ogni giorno con il lavoro e così via.

La partecipazione agli scioperi raggiungeva proporzioni disarmanti, il 22% al Petrolchimico, la più grande azienda chimica di Portomarghera, qualcosa di più nelle storiche fabbriche metalmeccaniche della prima zona industriale. Ma non era semplice, anche perché alla resistenza non sempre passiva degli operai si aggiungeva quella decisamente attiva della polizia e dei carabinieri.

Per questo quel novembre 1964 sarà indimenticabile per chi ha vissuto direttamente la grande stagione di lotte che, aperta nel 1962,  si è chiusa nel 1969.

Dopo appena un anno dall'insuccesso contrattuale, alla SIRMA, una società metalmeccanica con due stabilimenti, uno in prima zona e uno in seconda zona industriale di Portomarghera, si procede al licenziamento di alcune decine di operai per ristrutturare impianti e reparti giunti già ad obsolescenza. La risposta degli operai è immediata e fortissima: le due fabbriche vengono occupate e tutta Portomarghera scende in sciopero. Ai primi di novembre oltre diecimila persone sfilano per Mestre in solidarietà con la SIRMA occupata. La manifestazione si conclude davanti ai cancelli della fabbrica dove Luisa Ronchini canta "Le otto ore" ed io "Ma 'sti signori", una canzone che ho composto da pochi giorni ispirandomi proprio a quella vicenda. I due canti vengono registrati in modo fortunoso (a quel tempo si vedevano rari mitici "gelosini", registratori a bobine di limitata qualità) e trasmessi con gli altoparlanti durante tutta l'occupazione che durerà due settimane.

Inizia con quest'occasione un lungo rapporto del Canzoniere Popolare Veneto con fabbriche in lotta, scuole occupate, manifestazioni di piazza; centinaia di occasioni che negli anni settanta divennero persino rituali, perdendo il significato di agitazione, di provocazione che certamente assunsero in questa fase di ricostruzione dell'unità operaia e di rilancio di una "sinistra di lotta".