IL CANZONIERE POPOLARE VENETO

 

di Gualtiero Bertelli

 

Nascita del Canzoniere Popolare Veneto

 

A Venezia all’inizio degli anni ’60 un gruppo di anarchici avevano aperto una libreria ed una galleria che chiamarono internazionale e che fu un punto di riferimento in particolare per i giovani della sinistra veneziana.

Del gruppo che animava la libreria e la galleria faceva parte una giovane ceramista di nome Luisa Ronchini. [Foto 1]

Originaria di Bergamo, ma vissuta a lungo a Bolzano, Luisa era approdata a Venezia nei primi anni sessanta, avvicinandosi alla vita politica e culturale attraverso il gruppo degli anarchici, del quale faceva parte anche il proprietario della fornace presso la quale lavorava.

Dotata di una voce e di un temperamento eccezionali, Luisa aveva subito manifestato un grande interesse per il repertorio politico, imparando le canzoni che progressivamente venivano "svelate" dai diversi dischi.

A quel tempo i Dischi del Sole erano distribuiti quasi esclusivamente nelle librerie attraverso canali diretti che si materializzavano nella persona di Renzo Aristolao, responsabile del settore vendite, ma in pratica distributore in prima persona di rivista, libri e dischi. Avendo avuto modo di apprezzare le doti canore di Luisa, durante le sue periodiche visite alla libreria, le segnalò l'intenzione delle Edizioni di pubblicare dischi di canti popolari delle varie regioni e la invitò a dedicarsi alla ricerca di materiale originale a Venezia e nella regione.

La libreria e la galleria erano frequentate da molti artisti e tra questi vi erano anche dei musicisti. Per cui con il loro aiuto, Luisa, che non suonava alcun strumento, avviò le prime ricerche, aggiungendo ai canti di protesta i canti da lei raccolti nella città. Inoltre Leydi le fece avere copia di alcune registrazioni effettuate da Alan Lomax e Diego Carpitella a Chioggia e a Pellestrina, località lagunari, in modo che incominciò a prendere corpo un piccolo, ma significativo, repertorio veneziano. [Foto 2]

Val la pena di ricordare che il repertorio "popolare" di riferimento a Venezia sino ad allora era costituito da canti da battello, romanze tardo ottocentesche e canzoni popolaresche dominate dagli stereotipi della "venezianità" (gondole in festa o in lacrime, vecchi gondolieri e "morosi" riappacificati dalla "gondoleta"). Per cui questi pochi documenti furono delle vere e proprie scoperte di una parte di cultura cittadina completamente sommersa, se non dimenticata.

I primi concerti di Luisa, accompagnata dal chitarrista Franco Baroni, si tennero nella libreria, ma nella primavera del 1964 fu invitata alla prima rassegna dell'Altra Italia, raccogliendo consenso di pubblico, ma anche critiche da parte di alcuni componenti del NCI.[1]. La ragione di queste critiche era l'impostazione eccessivamente melodica (alla Claudio Villa diceva Luisa) del suo modo di cantare. Bisogna ricordare che in quel tempo tutto il canzoniere era proteso alla ricerca del rigore esecutivo (vedi la polemica che porterà all'abbandono della rivista da parte di Liberovici) e dello "specifico stilistico".

Verso la fine del mese di settembre del 1964 a casa di un'insegnante elementare, Vania Chiurlotto, si svolse una festa di "fine vacanze" alla quale partecipai anch'io, insegnante elementare alla prima nomina, oltre che un certo gruppo di insegnanti e non, tra i quali Luisa e il suo chitarrista.

Portai con me la fisarmonica, strumento che mi accompagna fin dall'infanzia, e le prime canzoni "impegnate" che avevo composto. Parte del repertorio di Luisa lo conoscevo dai dischi, ma tutto il materiale popolare veneziano mi risultò nuovo, mentre io avevo già incominciato a scrivere canzoni nel mio dialetto.

A fine serata decidemmo di dare vita ad un gruppo, che poi si chiamerà Canzoniere Popolare Veneto, per continuare la ricerca, la composizione di nuove canzoni e proporre anche nella nostra regione degli spettacoli.

Il "battesimo" della nuova formazione avverrà il 22 ottobre 1964, in occasione dell’inaugurazione del circolo culturale Concetto Marchesi di Mestre, con uno spettacolo di letture e canti della Resistenza dal titolo "Partigiano sconosciuto". [Foto 3]

Il giorno dopo Luisa andava, con Franco Baroni, a Milano per incidere il suo primo disco "Nineta cara".[2]

 

Sviluppo del CPV e rapporti con il NCI

 

Novembre 1964 è una data che difficilmente può essere dimenticata da chi ha vissuto lo sviluppo delle lotte operaie a Portomarghera.

I miei incontri con la fabbrica erano iniziati due anni prima quando, con il gruppo di studenti del Volto e dell'Associazione Democratica Studenti Medi partecipammo ai picchetti per gli scioperi dei rinnovi contrattuali della stagione '62/'63, due storici contratti che videro grandi rotture in seno ai sindacati confederali , più che mai schierati su fronti opposti. Fu il momento più difficile per la CGIL: da una parte era attaccata da una CISL decisamente schierata con le scelte della grande industria, dall'altra aveva a che fare con una nuova classe operaia, ben diversa da quella degli anni '50 cresciuta nella lotta antifascista. Infatti il "miracolo economico" aveva richiamato in fabbrica migliaia di contadini dalla campagne o di emigranti dal sud, tutta mano d'opera scarsamente sindacalizzata e condizionata dalla paura di perdere il posto e con esso il relativo benessere appena raggiunto.

Noi studenti partecipavamo alle lotte recandoci tutte le mattine di sciopero ai cancelli della Sava, della Breda e poi del Petrolchimico, con i nostri cartelli ad esprimere solidarietà. Non si può dire che l'accoglienza delle migliaia di lavoratori che non aderivano allo sciopero fosse delle migliori: ci veniva rimproverato di essere "figli di papà", di non doverci guadagnare il pane ogni giorno con il lavoro e così via. La partecipazione agli scioperi raggiungeva proporzioni disarmanti, il 22% al Petrolchimico, la più grande azienda chimica di Portomarghera, qualcosa di più nelle storiche fabbriche metalmeccaniche della prima zona industriale. Ma non era semplice, anche perché alla resistenza non sempre passiva degli operai si aggiungeva quella decisamente attiva della polizia e dei carabinieri.

Ma quel novembre 1964 sarà indimenticabile per chi ha vissuto direttamente la grande stagione di lotte che si è aperta nel 1962  e si è chiusa nel 1969. Dopo appena un anno dall'insuccesso contrattuale alla SIRMA, una società metalmeccanica con due stabilimenti, uno in prima zona e uno in seconda zona industriale di Portomarghera, si procede al licenziamento di alcune decine di operai per ristrutturare impianti e reparti giunti già ad obsolescenza. La risposta degli operai è immediata e fortissima: le due fabbriche vengono occupate e tutta Portomarghera scende in sciopero. Ai primi di novembre oltre diecimila persone sfilano per Mestre in solidarietà con la SIRMA occupata. La manifestazione si conclude davanti ai cancelli della fabbrica dove Luisa canta "Le otto ore" ed io "Ma 'sti signori", una canzone che ho composto da pochi giorni ispirandomi proprio a quella vicenda. I due canti vengono registrati in modo fortunoso (a quel tempo si vedevano rari "gelosini", registratori a bobine di limitata qualità) e trasmessi con gli altoparlanti durante tutta l'occupazione che durerà due settimane. [Foto 4]

Inizia con quest'occasione un lungo rapporto con fabbriche in lotta, scuole occupate, manifestazioni di piazza; centinaia di occasioni che negli anni settanta divennero persino rituali, perdendo il significato di agitazione, di provocazione che certamente assunsero in questa fase di ricostruzione dell'unità operaia e di rilancio di una "sinistra di lotta".

 

Il Canzoniere Popolare Veneto, così avevamo nel frattempo denominato il nostro gruppo, era ospitato nello studio di Romano Perusini, un pittore friulano anarchico, trapiantato a Venezia, compagno di Luisa Ronchini, che progressivamente si impegnò sempre di più nel lavoro del gruppo, partecipando alla ricerca ed alla realizzazione di diversi spettacoli. Lo studio era una fatiscente sala, con annessa una piccola camera ed un gabinetto, di un palazzo veneziano in calle del remedio, alle spalle di S. Marco, che una lapide ricordava essere stato dimora di Nicolò Tommaseo. Saranno stati questi precedenti o più ancora il nostro entusiasmo, fatto sta che in quella stanza non troppo ospitale, dal mobilio improbabile e riscaldata a malapena da una stufa a legna, passavamo lunghi pomeriggi e serate a discutere, ascoltare nastri, provare canzoni con il chitarrista Franco Baroni, la mia fisarmonica e i miei primi accordi di chitarra.

In questo luogo verso la fine di dicembre del 1964 ci raggiunse Michele L. Straniero che stava raccogliendo a Venezia delle testimonianze orali sulla Resistenza che poi serviranno alla realizzazione del disco "Arrendersi o perire". [Foto 5]

Luisa lo aveva conosciuto a Milano in occasione della sua partecipazione alla prima edizione de "L'altra Italia" e poi quand'era andata ad incidere il suo primo disco; per me era solo un nome letto su vari dischi, prima dei Cantacronache e poi del NCI, e che per questo mi suscitava un grande senso di rispetto e di ammirazione.

Michele stette con noi tutta la sera ed ascoltò le mie prime canzoni: "Alle quattordici e trenta", "Ale case minime", i primi tre canti dell' "Odineide" composti sui testi di Mario Isnenghi, "La balada del carovita" e "Ma 'sti signori". Manifestò una certa attenzione per le mie cose che registrò con il suo Uher (era la prima volta che vedevo un registratore così "professionale").

Qualche tempo dopo, verso la metà di gennaio 1965, ci giunse una telefonata da Milano che ci invitava a prender parte ad una serata a Mantova, organizzata dal PSIUP il 12 febbraio, in cui ci sarebbe stata la presentazione del NCI e di altri gruppi ad esso collegati. Aderimmo all'iniziativa e vi prendemmo parte; in un colpo solo tutti quei nomi letti sulle copertine dei dischi o tra le pagine della rivista acquistavano per me un volto, una voce, una personalità. Infatti quella sera conobbi Gianni Bosio e Nanni Ricordi, oltre a Ivan Della Mea, Sandra Mantovani, Giovanna Daffini, i componenti del Gruppo Padano di Piadena al gran completo e altri che sarebbero diventati i compagni di un lungo viaggio.

Luisa cantò alcune canzoni popolari veneziane, derivate dalla ricerca condotta sul campo, e alcune canzoni politiche, io presentai "Ale case minime", "I do piovani" e "Ma 'sti signori" accompagnandomi con la fisarmonica. Alla fine di quest'ultima Bosio, che era in prima fila a sinistra, fece un balzo in piedi applaudendo freneticamente, assieme a tutto il pubblico, e io non capivo davvero il perché.

Dopo lo spettacolo, davanti ad una pizza, Bosio mi chiese se ero disposto a incidere le mie canzoni in un disco e Ricordi, che si occupava del settore spettacoli, se ero disponibile a partecipare ad iniziative del NCI. Non credevo alle mie orecchie!

I primi di aprile, in occasione delle vacanze pasquali, andai a Milano a incidere il mio primo disco "'Sta bruta guera che no xe finia" e a provare con alcuni componenti del NCI, Paolo Ciarchi, Barbara Amante, Guido Boninsegni, Rudy Assuntino e Caterina Bueno; il 25 aprile partecipai al primo concerto che si tenne a Dongo, sul luogo dove fu arrestato e poi ucciso Mussolini, in occasione del ventennale della Resistenza.

Da quel momento le mie presenze all'interno degli spettacoli del NCI aumentarono, assumendo proporzioni notevoli alla fine dell'estate: avevo preso parte ad oltre quaranta iniziative in tutta Italia, da Roma a Palermo, da Torino a Catania, conoscendo di colpo, io giudecchino mai uscito dall'isola, realtà sociali e culturali davvero impensabili.

 

Questo mio coinvolgimento personale nel NCI creò non pochi problemi all'interno del CPV. Luisa aveva inciso un disco, "Nineta cara", fin dall'ottobre del 1964 e non aveva ancora visto la luce; il mio uscì in poco più di un mese. Alle Edizioni spiegarono che in quel momento si stava puntando tutto sulla collana sperimentale e sulla "nuova canzone" e che io ero capitato giusto nel momento in cui cercavano nuovi autori spiccatamente politici da affiancare ai già noti Amodei e Della Mea; ma le cose non erano solo così: lo stile esecutivo di Luisa era molto melodico, da cantante leggera, e in quel momento nel NCI, in particolare Roberto Leydi che era il curatore della collana discografica si teorizzava la necessità di avere riproposte "fedeli" ai modi originali, legate allo "specifico stilistico" degli esecutori popolari. Tutto ciò fece ritardare di mesi la pubblicazione del disco di Luisa e soprattutto tenne il gruppo del CPV in una posizione di sofferenza rispetto alle Edizioni. [Foto 6]

Nel frattempo si era avvicinato a noi, spinto da una grande passione per il canto, Alberto D'Amico, un giovane disegnatore del Comune di Venezia che dimostrò di avere una voce straordinaria ed una certa predisposizione per la musica, anche se non conosceva una nota e si limitava a canticchiare tra amici canzoni in voga.

Alberto, nato a Trapani da genitori siciliani trasferitisi a Venezia quando lui aveva pochi mesi, aveva avuto una vita scolastica piuttosto travagliata. Lo avevo conosciuto ai tempi delle lotte politiche studentesche come uno dei più duri avversari, poiché militava nella Giovane Italia, l'organizzazione neo-fascista. Poi c'eravamo persi di vista e mi sorprese rincontrarlo, nei primi mesi del 1965, a manifestazioni politiche e culturali della sinistra. Nel frattempo era stato allontanato dalla scuola per gravi intemperanze comportamentali e aveva trovato lavoro come disegnatore all'ufficio tecnico comunale.

Arrivò una sera in studio con Romano Perusini e ci fece sentire qualche brano di canzoni in voga, dicendosi interessato al nostro repertorio; si portò via dei dischi e dopo qualche giorno ci fece sentire le prime canzoni che aveva imparato.

Pian piano imparò un buon numero di canzoni ed incominciò a suonare qualche accordo di chitarra; dopo qualche mese prese a stendere dei testi e ad abbozzare le prime musiche. Nel frattempo prese parte ai non molti spettacoli che facemmo come CPV. [Foto 7]

Attorno al canzoniere si stava raccogliendo un certo interesse negli ambienti progressisti della città e alcuni amici presero parte attivamente al nostro lavoro di ricerca; tra questi ebbero una particolare importanza Mario Isnenghi, per delle registrazioni effettuate a Chioggia nel 1966, Marilena De Lange, che raccolse alcuni canti infantili a Pellestrina e Sergio Serra che raccolse la testimonianza di una delle nostre portatrici più preziose, la nonna Maddalena Lucco, a cui dobbiamo una parte significativa del nostro repertorio.

L’occasione per il gruppo di presentarsi a un grande pubblico fu offerta dal primo Folk Festival Internazionale, il 3, 4 e 5 settembre 1965, organizzato dagli studenti di Torino;[3] fu per noi una grande opportunità, anche perché la manifestazione ebbe una notevole risonanza e il CPV si presentava come una realtà ormai concreta e autonoma: aveva un repertorio sia tradizionale che di nuove canzoni legato allo specifico della sua città, delle voci affiatate e interessanti e , infine, Luisa poté dimostrare di aver superato, con la ricerca e lo studio, certi suoi stilemi poco "popolari".

Ritornati a Venezia eravamo sempre più convinti della necessità di approfondire la nostra ricerca e di continuare a comporre canzoni sempre più legate alla nostra realtà urbana e operaia.

Nell'autunno del 1965 Luisa e Romano partirono per la Svezia, dove Luisa trovò da lavorare come ceramista, e lì rimasero per circa tre mesi.

Nel frattempo io e Alberto continuavamo a raccogliere materiali e incominciammo a darci come obiettivo quello di costruire uno spettacolo interamente costituito dai materiali della nostra ricerca e dalle canzoni che andavamo scrivendo.

Verso la fine di dicembre, al ritorno di Luisa, incontrammo Bosio a Venezia mentre stava raccogliendo documenti orali sulla grande guerra per il disco "Addio padre".

Gli facemmo sentire alcuni materiali che anche noi avevamo raccolto su quel tema, tra i quali il canto dei profughi veneziani del 1917 "Addio Venezia, addio", li registrò ed alla fine ci accordammo sul rapporto di collaborazione da stabilire tra i due gruppi. In particolare definimmo il problema della distribuzione dei dischi agli spettacoli, divenendo da quel momento "deposito in conto vendita" di tutti i Dischi del Sole. Si apriva così un rapporto organico del gruppo con il NCI.

 

L'Altra Italia” a Venezia

 

Durante l'inverno alcuni amici ci organizzarono degli incontri con potenziali estimatori del nostro lavoro in case particolarmente ospitali o luoghi non pubblici. A queste presentazioni parteciparono persone particolarmente interessate alla nostra ricerca che da una parte acquistarono molti dischi e dall'altra seguirono attentamente lo sviluppo della nostra attività.

Con i soldi ricavati da queste vendite e un contributo di 150.000 lire assegnatoci dal Consiglio Provinciale per l'attività di ricerca in atto, acquistammo un registratore Uher con il quale finalmente era possibile realizzare delle registrazioni qualitativamente buone. [Foto 8]

 

Nel frattempo il NCI stava preparando "Ci ragiono e canto" e mi fu richiesto di parteciparvi. Io rifiutai, perché non volevo rinunciare al mio lavoro di insegnante, ma mi impegnai a partecipare alla seconda edizione della rassegna "L'altra Italia" al Teatro del Popolo dell'Umanitaria di Milano.

Lo spettacolo a cui dovevo prender parte era "Altri vent'anni", di cui abbiamo già parlato, ma Bosio con Tullio Savi e Paola Boccardo stavano lavorando ad una rappresentazione sulla guerra del 15/18 per la quale si trovarono costretti ad utilizzare "i resti" del "Ci ragiono e canto", vale a dire Bruno Fontanella dei Piadena, che non aveva accettato di rinunciare al suo lavoro di muratore per seguire Fo, Michele L. Straniero, che non poteva lasciare il lavoro alle Edizioni, una esecutrice popolare, Palma Facchetti di Cologno al Serio, e infine noi, che venimmo a costituire l'ossatura musicale dello spettacolo, che poi si avvaleva anche dell'intervento di tre attori.

L'esperienza, sotto la regia di Virgilio Puecher, fu molto intensa e la fisionomia della rappresentazione cambiò fino all'ultimo momento, tant'è vero che siamo andati in scena senza aver mai fatto una vera e propria prova generale; il successo tributato al lavoro dal pubblico dell'Umanitaria fu totale; in particolare il nostro gruppo si pose definitivamente all'attenzione del NCI in quanto unità di sicuro affidamento. Infatti da allora in poi divennero numerose le circostanze in cui prendemmo parte tutti insieme ad iniziative del NCI.

 

Dopo l'estate, che ci vide in molte piazze italiane con lo spettacolo per il Vietnam "Chitarre contro la guerra", riprendemmo con il lavoro di ricerca ed in particolare con la costruzione dello spettacolo interamente di materiali popolari e nuove canzoni venete; nel frattempo aveva assunto un titolo, "Tera e aqua", ed una prima fisionomia. Ci seguì nel nostro lavoro in modo particolare Dante Bellamio che, come padovano, si sentiva particolarmente coinvolto. [Foto 9]

Per l'occasione integrammo nel gruppo mio fratello Tiziano, dotato di una buona voce e di un'ottima capacità musicale, e presentammo un'anteprima ridotta dello spettacolo a Roma, alla libreria Rinascita nel mese di febbraio '67 in occasione della presentazione della rassegna "L'Altra Italia" nella capitale. E' questo il giorno in cui Paolo Pietrangeli prese contatto con il NCI.

 

Nel mese di aprile del 1967 ci fu il più grande sforzo organizzativo e culturale che il nostro gruppo abbia mai compiuto. Con l'aiuto di pochi amici e l'indifferenza quasi totale delle forze politiche e dell'Amministrazione Comunale, riuscimmo ad organizzare nella sala delle colonne di Ca' Giustinian la rassegna "L'altra Italia a Venezia" che comprendeva tre spettacoli: il 7/4 l'edizione completa di "Tera e aqua", il 14/4 "Gorizia" e il 21/4 "La linea rossa".

Ai partecipanti ai vari spettacoli pagammo le spese e un ridotto gettone di presenza; l'ospitalità era offerta da amici che mettevano a disposizione le loro case. L'Amministrazione Comunale pagò i manifesti ed offrì gratuitamente la sala; ogni altra spesa fu coperta da noi attraverso i soldi di una sottoscrizione che attivammo tra amici e sostenitori. L'ingresso agli spettacoli era gratuito.

Nel frattempo si era unita a noi, per potenziare il gruppo nello spettacolo "Tera e aqua", Rosanna Trolese, una cantante chitarrista con molta esperienza radiofonica ed una buona capacità scenica. Il suo apporto fu prezioso sia dal punto di vista vocale che strumentale. [Foto 10]

Lo spettacolo conteneva circa quaranta canzoni, in massima parte popolari, riscoperte dalla nostra ricerca, del tutto sconosciute al pubblico veneziano. La sala era gremita, fenomeno che si ripetè anche le altre sere, e dovemmo mettere degli altoparlanti supplementari all'esterno per permettere almeno l'ascolto a chi non aveva trovato posto.

Il successo fu travolgente: i veneziani riscoprivano una parte sommersa della loro cultura, un fatto che lasciò negli anni una lunga impressione.

La seconda serata, il 14, aveva in programma la riedizione di Gorizia con la partecipazione degli attori del TPR di Padova, oltre agli interpreti già sperimentati a Milano. Il titolo, che evocava le vicende di Spoleto, mise in allarme un gruppo di neofascisti che si incuneò nella sala strapiena e all'inizio del secondo tempo, quando appunto si cantavano tre diverse edizioni del canto "Gorizia", aprì una furibonda contestazione con grida e tentativi di assalto al palco. Furono prontamente fermati da un pubblico che non esitò a renderli inoffensivi, mentre in coro ripeteva la strofa "O Gorizia tu sei maledetta". Quindi lo spettacolo si concluse senza ulteriori incidenti tra le ovazioni del pubblico.

Ma la serata più sorprendente fu certamente la terza. Il 21 aprile 1967 era una di quelle sere in cui non è consigliabile avventurarsi per Venezia: pioveva e spirava un forte vento di scirocco che faceva presagire l'acqua alta. Per tutto il giorno ci interrogavamo sul da farsi, ma, anche quando fummo certi che l'alta marea avrebbe invaso la città, confermammo lo spettacolo a quanti continuavano a telefonare. [Foto 11]

Eravamo convinti che avremmo cantato di fronte a poche decine di persone, invece già alle 20 incominciarono ad arrivare gruppi di giovani e meno giovani, attrezzati con stivaloni e impermeabili, portando a spalla donne, ragazzi e anziani e spontanemente davanti all'ingresso della sala, in Ca' Vallaresso  piuttosto bassa e quindi coperta da cinquanta centimetri d'acqua, si organizzò una specie di traghetto a spalle per chi non era in grado di superare quest'ultimo scoglio. La sala si riempì ugualmente e l'impatto con questa nuova canzone, così aggressiva ed esplicita, fu decisamente entusiasmante. Continuammo a cantare ben oltre il tempo previsto, presentando per la prima volta in pubblico un autore come Paolo Pietrangeli, e dopo tre ore di concerto uscimmo in una città in cui lo scirocco aveva smesso di soffiare, ma che non solo per questo a noi, dopo un tale sforzo, sembrava diversa.

E fu davvero diverso da allora in poi il nostro rapporto con quella parte della città che ci interessava: la sinistra veneta incominciò a riconoscerci come fatto culturale e politico rilevante. [Foto 12]

Fu questo il momento di maggior vivacità del nostro gruppo. Dopo qualche mese io partii per il servizio militare; tornai alla fine del '68 ed era come se fossero trascorsi dieci anni. Il gruppo continuò formalmente la sua attività fino al 1971, e anzi furono pubblicati parecchi dischi: dei 45 giri sulla collana "La linea Rossa", "Addio Venezia Addio" tratto dalla registrazione dal vivo di "Tera e aqua" effettuata a Milano in occasione della terza rassegna dell'Altra Italia (maggio 1967), "Il mio partito saluta Mosca" di D'Amico e infine il mio primo LP "I giorni della lotta" nel 1970.

Ma i tempi erano cambiati e diverse valutazione della realtà politica ci dividevano.

 


[1]             Confronta testimonianza di Cesare Bermani riportata nel capitolo quarto

 

[2]             Luisa Ronchini "Nineta cara. Canzoni popolari veneziane", DS 23. I Dischi del Sole, Milano, 1965

 

[3]             Il primo Folk Festival di Torino si tenne nei giorni 3 e 4 al teatro Alfieri e il giorno 5 al Parco Basso di Venaria Reale.

               Parteciparono, presentati da Dino Tedesco, addetto stampa del TeatroStabile di Torino e introdotti da Roberto Leydi:

               1^ serata: Iean Tcheko e il chitarrista Ivan Coaquette; Caterina Bueno accompagnata alla chitarra da Paolo Ciarchi; Gualtiero Bertelli; Giovanna Daffini accompagnata al violino da Vittorio Carpi; Otello Profazio; Teresa Viarengo; Enzo Jannacci accompagnato da Alberto Baldano; Ignazio Buttitta; Cicciu Busacca; Roberto Balocco; il Gruppo Padano di Piadena.

               2^ serata: Juan Capra; Michele L. Straniero accompagnato alla chitarra da Giorgio Straniero; Sandra Mantovani; Ivan Della Mea accompagnato alla chitarra da Paolo Ciarchi; Palma Facchetti; Hana Roth; Fausto Amodei; Milly accompagnata dal maestro Onesti, Fratelli Carlio accopagnati da Santino Scotto.

               3^ giornata.kermesse al Parco Basso. Malgrado pioggia che ha fatto funzionare soltanto il palco centrale, si sono succeduti: Sergio Endrigo; Maria Monti, Caty Mattea; Silvano Spadaccino; Rudy Assuntino; Guido Boninsegni; il Canzoniere Popolare Veneto (Gualtiero Bertelli, Alberto D'Amico, Luisa Ronchini); Bruno PIanta; Leoncarlo Settimelli; Elena Morandi; Marta De Biasi; Gruppo di Vimercate; Cicciu Busacca; Ignazio Buttitta; Caterina Bueno; Giovanna Daffini e Vittorio Carpi; Paolo Ciarchi; Hana Roth; Jo Garceau; Sandra Mantovani; Ivan Della Mea; Michele L. Straniero e Giorgio Straniero; Gruppo Padano di Piadena; Roberto Balocco; Otello Profazio; Fratelli Carlio; Fausto Amodei; Palma Facchetti; Mondine di Vercelli; Gruppo Vecchia Sturla.